Descrizione
Palazzo Magno è la sede della Provincia di Campobasso, in via Roma: una villa borghese dell'Ottocento dalla facciata azzurra, che lungo scale e corridoi custodisce una piccola collezione d'arte e di storia molisana.
Il pezzo più prezioso è un dipinto del 1592 di Gianmaria Felice, La pace tra Crociati e Trinitari. Racconta la riconciliazione tra le due confraternite rivali della città, un episodio chiave della storia di Campobasso.
Ci sono poi le divise e le armi di Gabriele Pepe, intellettuale molisano e patriota del Risorgimento, e un'antica bandiera tricolore con il ritratto di Garibaldi, nella stanza del presidente.
Amedeo Trivisonno firma il grande ritratto a figura intera di re Vittorio Emanuele III, del 1939. Più vicina a noi è la serie sulla Divina Commedia di Antonio Pettinicchi, pittore molisano: tele dai colori forti, dove i dannati e i beati di Dante hanno i volti di oggi.
Il suo Paradiso, scrisse il pittore, accoglie "emigranti, contadini, storpi, ammalati", musicisti, poeti e santi: chi ha avuto ben poco ed è rimasto saldo fino alla fine.
L'atrio ospita spesso mostre di fotografia e di arte, e da lì il percorso sale per lo scalone fino ai corridoi dei piani alti, tra ampie stanze luminose e arredi d'epoca.
Il palazzo nacque come residenza estiva della famiglia napoletana De Tilla. Prende il nome da Mercurio Magno, che lo comprò e lo tenne fino al 1936, quando passò alla Provincia.
La guerra gli diede vite inattese. I soldati polacchi ne fecero un ospedale e un obitorio, e nel 1944 il Genio militare italiano vi tenne il primo corso per sminatori. La Provincia tornò in possesso del palazzo nel 1946.
Nel 2012 la Provincia ha aperto le sue porte a cittadini e visitatori. Ampliato più volte, il palazzo negli anni Ottanta ha ritrovato l'azzurro originale della facciata.
Il pezzo più prezioso è un dipinto del 1592 di Gianmaria Felice, La pace tra Crociati e Trinitari. Racconta la riconciliazione tra le due confraternite rivali della città, un episodio chiave della storia di Campobasso.
Ci sono poi le divise e le armi di Gabriele Pepe, intellettuale molisano e patriota del Risorgimento, e un'antica bandiera tricolore con il ritratto di Garibaldi, nella stanza del presidente.
Amedeo Trivisonno firma il grande ritratto a figura intera di re Vittorio Emanuele III, del 1939. Più vicina a noi è la serie sulla Divina Commedia di Antonio Pettinicchi, pittore molisano: tele dai colori forti, dove i dannati e i beati di Dante hanno i volti di oggi.
Il suo Paradiso, scrisse il pittore, accoglie "emigranti, contadini, storpi, ammalati", musicisti, poeti e santi: chi ha avuto ben poco ed è rimasto saldo fino alla fine.
L'atrio ospita spesso mostre di fotografia e di arte, e da lì il percorso sale per lo scalone fino ai corridoi dei piani alti, tra ampie stanze luminose e arredi d'epoca.
Il palazzo nacque come residenza estiva della famiglia napoletana De Tilla. Prende il nome da Mercurio Magno, che lo comprò e lo tenne fino al 1936, quando passò alla Provincia.
La guerra gli diede vite inattese. I soldati polacchi ne fecero un ospedale e un obitorio, e nel 1944 il Genio militare italiano vi tenne il primo corso per sminatori. La Provincia tornò in possesso del palazzo nel 1946.
Nel 2012 la Provincia ha aperto le sue porte a cittadini e visitatori. Ampliato più volte, il palazzo negli anni Ottanta ha ritrovato l'azzurro originale della facciata.