Descrizione
Il Museo Sannitico, oggi Museo archeologico nazionale di Campobasso, racconta la terra dei Sanniti, l'attuale Molise, dalla preistoria all'alto Medioevo. Ha sede nel cinquecentesco Palazzo Mazzarotta, nel cuore del centro storico, ed è il più antico museo della regione.
Il percorso sale nel tempo piano dopo piano. In basso le epoche più antiche, con reperti paleolitici e neolitici da villaggi e necropoli; al piano intermedio la civiltà sannitica, dalla nascita al declino, attraverso città, santuari e tombe.
Al piano superiore, nel grande salone centrale, la sezione romana mette in fila sculture, merci per il commercio, corredi funebri, lucerne e pezzi di architettura.
Il pezzo più impressionante è nelle sale dell'alto Medioevo: le sepolture dei cavalieri di Campochiaro, ricostruite con il cavallo sepolto accanto al suo cavaliere. Probabilmente appartenevano ai Bulgari che il ducato longobardo di Benevento fece insediare ai piedi del Matese.
Accanto, gioielli femminili d'oro e d'argento, cinture e armi dei guerrieri.
Lungo il percorso alcuni oggetti tornano alla loro funzione. C'è un telaio ricostruito con i suoi pesi e le fuseruole, un sandalo di legno tra gli oggetti per la cura del corpo e il thymiaterion, un bruciaprofumi di terracotta dal piccolo tempio di Gildone.
Il museo nacque nel 1881, subito dopo l'Unità, insieme alla biblioteca provinciale "Pasquale Albino". Nel 1889 l'archeologo Antonio Sogliano ne ordinò la raccolta in quattro gruppi: le persone, la casa, le attività, i culti.
Seguì più di un secolo da nomade: il museo cambiò sede più volte, sempre insieme alla biblioteca. Nei traslochi e nei furti, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, molti pezzi andarono perduti: dei circa duemila oggetti originari ne restano cinquecento.
Dopo una ventina d'anni di chiusura, nel 1995 trovò casa stabile a Palazzo Mazzarotta. Alla vecchia raccolta si sono aggiunti i reperti degli scavi in Molise, sia sulla costa sia nell'interno.
Il percorso sale nel tempo piano dopo piano. In basso le epoche più antiche, con reperti paleolitici e neolitici da villaggi e necropoli; al piano intermedio la civiltà sannitica, dalla nascita al declino, attraverso città, santuari e tombe.
Al piano superiore, nel grande salone centrale, la sezione romana mette in fila sculture, merci per il commercio, corredi funebri, lucerne e pezzi di architettura.
Il pezzo più impressionante è nelle sale dell'alto Medioevo: le sepolture dei cavalieri di Campochiaro, ricostruite con il cavallo sepolto accanto al suo cavaliere. Probabilmente appartenevano ai Bulgari che il ducato longobardo di Benevento fece insediare ai piedi del Matese.
Accanto, gioielli femminili d'oro e d'argento, cinture e armi dei guerrieri.
Lungo il percorso alcuni oggetti tornano alla loro funzione. C'è un telaio ricostruito con i suoi pesi e le fuseruole, un sandalo di legno tra gli oggetti per la cura del corpo e il thymiaterion, un bruciaprofumi di terracotta dal piccolo tempio di Gildone.
Il museo nacque nel 1881, subito dopo l'Unità, insieme alla biblioteca provinciale "Pasquale Albino". Nel 1889 l'archeologo Antonio Sogliano ne ordinò la raccolta in quattro gruppi: le persone, la casa, le attività, i culti.
Seguì più di un secolo da nomade: il museo cambiò sede più volte, sempre insieme alla biblioteca. Nei traslochi e nei furti, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, molti pezzi andarono perduti: dei circa duemila oggetti originari ne restano cinquecento.
Dopo una ventina d'anni di chiusura, nel 1995 trovò casa stabile a Palazzo Mazzarotta. Alla vecchia raccolta si sono aggiunti i reperti degli scavi in Molise, sia sulla costa sia nell'interno.